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lunedì 24 marzo 2014

Awkward.

Per essere strani serve talento naturale ma anche abnegazione. Si tratta di un esercizio costante, da questi talenti derivano grandi responsabilità.

Io, infatti, ho tipo passato la domenica sera a guardare e applicare tutorial su come fare turbanti con sciarpe e foulard. E a mandare foto ai miei amici e genitori, che a un certo mi hanno anche chiesto di smetterla, perché dovrebbe tendenzialmente esserci un limite a tutto. Ma i turbanti saranno la svolta della mia primavera estate 2014, perché se non ci si possono permettere i cappelli alla Ascott, bisogna comunque trovare una scappatoia. I miei amici sono già stati rassicurati, hanno il permesso di fingere di non conoscermi quando girerò con il mio turbantino hand made. 
Però a quanto pare sono stata fonte di grande ilarità, tanto più che mi hanno fatto notare che se continuo a chiedere loro di regalarmi un pony per il compleanno, con turbante e baffi finti avanzati da Carnevale, potrei fare il Re Magio universitario, che al posto di oro, incenso e mirra, porta taralli, focaccia e Peroni. Sostanzialmente hanno sintetizzato le mie aspirazioni di vita, quindi i turbanti, prima in forse, diventeranno parte integrante del mio modus vestendi. 



Gli unici a non ringraziarmi per questa forma di intrattenimento sono stati i miei genitori ("Marito, te l'avevo detto che quei frutti di mare crudi mangiati per sbaglio in gravidanza avrebbero avuto effetti") e i miei capelli che, coinvolti in tanto strofinio, hanno giustamente pensato che l'elettricità statica è cosa buona e giusta. Stamattina mi sono infatti trovata con un nido elettrico in cima al capo. Ad avere a disposizione della cipria bianca e degli ornamenti carini penso mi sarei dedicata alla creazione di un pouf alla Marie Antoinette.

Strano è bello, anche se non strettamente esteticamente parlando. 

In realtà ci sono dei momenti in cui essere awkward si rivela problematico. Sabato sera, per esempio, ero a Trastevere. Mentre stazionavo beata, vedo avvicinarsi una mia amica. Comincio a fare la persona inquietante, ovvero a chiamarla con quel "pssss" nel quale sono specialisti tutti i vari maniaci. Niente, non mi sente. Al suo passaggio, la prendo per un braccio e, beata innocenza, le dico:

-Bella ciao! Certo che puoi rispondere quando ti chiamo, cioè, mi stavo rimorchiando il tipo strano che camminava davanti a te!

-Ehm, ciao Platypus. Ti presento il mio amico Ciccio Cappuccio. il tipo strano.

Mentre sorridevo a tutti i denti e porgevo la mano destra, la mano sinistra era impegnata a cercare la simpatica vanga da borsetta per seppellirsi in caso di figure di questo calibro.

La morale della storia è solo questa:

















 Vostra e sciagattante,

Platypus

2 commenti:

  1. "Strano è bello, anche se non strettamente esteticamente parlando."
    Leggerti è un piacere!

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